SHG MusicShow 2017: noi ci siamo stati, ed abbiamo visto che…


La nota fiera di Milano ha festeggiato i suoi 25 anni di vita e noi siamo andati a farle gli auguri in cerca di qualche bella novità

 

SHG MusicShow è un appuntamento immancabile per molti musicisti, ma anche per gli stessi espositori essendo una delle occasioni più ghiotte per esibire le ultime novità e dare la possibilità agli appassionati del bel paese di toccarle con mano.

BassDiscovery ha quindi deciso di affidarsi ai “potenti” mezzi pubblici per raggiungere Milano e fare un giro tra gli stand dedicati al basso.

 

I BASSI

Pronti via, dopo aver sbrigato le formalità di biglietti, braccialetti e volantini di ordinanza, ci troviamo davanti una serie di bellissimi bassi Ibanez.

La casa giapponese ha portato diversi prodotti, ma in particolare ci siamo soffermati sui SRH 500, bassi semiacustici con un ottimo rapporto qualità prezzo: abbiamo testato il modello 5 corde, riscontrando una notevole definizione del suono, nonostante sia “spinto” solo da un pu piezo al ponte. Ottima la risposta timbrica spostando la mano destra dal ponte al manico; liuteria davvero molto bella, strumento ben rifinito in ogni sua parte. Anche il SRH 500 F (modello 4 corde fretless) ci ha incollati per diversi minuti allo sgabello: l’impressione è che la serie SRH avrà davvero molto da dire nel confronto con i suoi diretti concorrenti, abbinando uno strumento di estrema leggerezza e ottima fattura ad una risposta timbrica molto versatile che lo rende ottimo non solo in ambito acustico.

Due righe le voglio spendere anche per il grintoso SR375E: interessante il Tap Switch (banez Custom Electronics 3-band EQ w/3 way Power Tap switch) con cui cambiare le varie configurazioni dei pu dual coil e sopratutto il prezzo a cui viene proposto: poco più di 350 euro per portare a casa uno strumento che, a mio avviso, vale molto di più!

 

Stand Camarota: lasciamo un attimo da parte i formalismi e diciamolo chiaro: sono bassi della madonna!

Alfonoso usa concetti di liuteria ormai sodati abbinati ad una cura ergonomica e stilistica di alto livello. Se ciò non bastasse è notevole la ricerca di materiali innovativi per la realizzazione dei suoi strumenti (la tastiera in carta che sembra ebano è da oscar).
Purtroppo la location in cui si è trovato ad esporre non era il massimo: circondato da batteristi e chitarristi è stata dura provare gli strumenti, ma il buon Gianni Gadau sa il fatto suo e, inserendosi in una jam di batteria, ha potuto fare l’agognato test su ben 3 bassi: un Vinta e due Polaris.
Il Vinta 4 corde passivo, 22 tasti, ontano ed acero ha un suono bellissimo in slap e si può avere con due tipi di manico a seconda dei gusti: slim o un po’ più “cicciotto”.
Polaris 4 corde: preamp attivo by Camarota, tastiera in acero, riunisce in se sonorità vintage e moderne grazie ai pu Mama Pickups, rigorosamente made in Italy.
Il fratello maggiore 5 corde monta due pu soapbar sempre Mama Pickups: un dual coil al ponte ed uno split precision al manico. Conclusioni? Manico scorrevole e suonabile fino all’ultimo tasto con grande semplicità, bilanciamento ottimo a tracolla, suono limpido.

Alfonoso si è dimostrato davvero gentile e disponibile nel rispondere a tutte le nostre curiosità!

 

Stand Meridian: ottima la scelta di esporre in uno stanzone chiuso. Sempre bello il Carbon, strumento che conosciamo bene avendolo già recensito, ci siamo soffermati a provare la vera novità: il Mojo, un semiacustico scala 32” equipaggiato con 3 pu rigorosamente passivi posizionati al ponte, al centro ed al manico; uno switch controlla 2 condensatori per il tono, uno da 0.022 microfarad e uno da 0.068. Davide, che non ha mancato di spiegarci gentilmente i vari aspetti tecnici supportato anche da un valido endorser, ci ha dato due numeri: 2.390 e 2.590, rispettivamente il prezzo del 4 e del 5 corde, custodia compresa.

Visto che provare invece non costa nulla, ci siamo divertiti parecchio con il 5 corde accordato C G D A E: basso versatile, anche per farci del groove e soli molto articolati. Interessante il sistema per togliere e mettere la ramp all’occorrenza.

 

Stand Aramini: subito ben accolti da Davide de Tommaso, ci siamo fermati a provare i bassi G&L. Per l’occasione abbiamo coinvolto GRBass e la sua novità, di cui parliamo più avanti.
Primo test su un JB nero con tastiera in palissandro: un jazz bass a tutti gli effetti ma senza i compromessi del jazz classico! 5 corde passivo con un Lowb bello presente (cosa non da poco per la tipologia dello strumento) e un ottimo equilibrio sonoro tra le corde.
Il 5 corde della linea M (M2500) è un basso di impostazione moderna, con una voce che si fa sentire (così come il peso…) e un prezzo di 2.800 euro. Purtroppo abbiamo provato il tutto tra un concerto e l’altro, con tutte le difficoltà del caso: un po’ come quando hai una nuova macchina sportiva, tanta voglia di premere sull’acceleratore ma trovi subito colonna!

 

Di Pierluigi ed i suoi Laurus che dobbiamo dire che non si sappia già? Il suo strumento è la sintesi di decenni di studi su ergonomia , estetica e suono: e infatti lo metti e suoni, non devi davvero pensare ad altro! Bello da vedere, bellissimo da suonare, straordinario da ascoltare, il basso Laurus è ormai un’icona della liuteria italiana. Alla fiera Pierluigi ha presentato il libro che racconta la storia della sua azienda, un bel traguardo per il liutaio di Schio.

 

Allo stand della Tribe abbiamo fatto due parole con Davide Garbujo che ci ha fatto provare un SF5, purtroppo non settato al meglio. Lo strumento in questione è un PJ che ricorda per linea estetica il Fender Aerodyne, con double coil al ponte con switch 3 posizioni (single coil ’60, humbucker, single coil ’70) ed un precision al manico; il prezzo è poco meno di 1.000 euro.

 

GLI AMPLIFICATORI

Il primo stand di amplificatori lo troviamo subito di fianco ad Ibanez: ProAmp ha messo a disposizione un unico basso (Jacaranda) per testare i suoi prodotti. Abbiamo provato la testata Z550 con una cassa particolare, che abbina un cono da 12” sopra ad uno da 10” ed un twitter regolabile. Non ci è stato riferito il wattaggio. La testata è pulita e semplice nelle regolazioni, sempre efficaci.

GRBass ha presentato la sua nuova creatura: GR ONE 1.400 è un prodotto dalle notevoli potenzialità espressive, dando la possibilità al bassista di giocare con una miriade di parametri (switch per 3 frequenze dei medio bassi, uno per 3 frequenze dei medio alti su cui poi intervenire con la classica manopola, alti brillanti, bassi profondi e altro ancora). Ottima non solo per il live (l’accordatore integrato nel vu meter a led è obiettivamente una sciccheria, o un’intuizione tanto elementare quanto geniale… fate voi!) ma anche per studio, ha (tra gli altri) uno switch centrale che la trasforma in pure amp.
L’abbiamo testata contemporaneamente con una 2×8 e una 2×12 e, avendo due canali, è stato facile apprezzare le differenze timbriche delle due casse passando da un canale all’altro con una sola manopolina! Abbinata alla 2×8 ci è piaciuta molto. I bassi che abbiamo usato per il test? Due G&L americani: uno attivo (M2500) ed un jb passivo.

I Genzler Amplification erano nello stand Meridian: testata M800, 800w di potenza, 2 canali (pulito e overdrive) su casse Magellan112 (350W, 1×12” e tweeter) e BA112.3 (350W, 1×12” con linear array frontale composto da 4 coni da 3″). Gran prodotto che merita sicuramente un approfondimento.

E i Markbass? Purtroppo abbiamo avuto modo di usarne uno solo da Camarota, improvvisando una Jam con il batterista dello stand vicino (grazie infinite a questo grande musicista!): il Ninja 2×10 combo si è dimostrato all’altezza del compito.

Scritto da Carlo Debortoli

 


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