SimpleBass Fusion 5G: ergonomia e versatilità


Nel Fusion di casa Simplebass tutto è pensato in un’ottica di ergonomia e leggerezza, senza perdere la versatilità sonora tipica degli strumenti del liutaio di Invorio

Oggi vogliamo parlarvi del SimpleBass Fusion 5G, uno strumento interamente artigianale che ha visto mani esperte plasmarlo da tavole scelte con cura una ad una. Il SimpleBass che abbiamo provato è frutto di una collaborazione tra Gianni Gadau e Roberto Musso, liutaio di Invorio (NO) con uno spiccato senso estetico abbinato alla semplicità, caratteristiche che contraddistinguono tutti i suoi strumenti.

Essendo fatto a mano è uno strumento “unico”: il basso è semplice ma nulla è lasciato al caso. La verniciatura risulta quasi un film sottile che fa apprezzare molto il legno del top e le sue venature, ed anche il vano per la batteria 9V risulta ben integrato e facilmente accessibile. Si nota subito un piccolo battipenna trasparente a proteggere il legno nel punto più delicato.

Il peso di soli 3,5 kg (e qui un aiuto importante viene dalle meccaniche Schaller Ultralight) e la forma allungata del corno superiore lo rendono molto ergonomico, suonabile per ore senza particolari problemi: quest’ultima caratteristica infatti fa si che la scala dello strumento (il diapason è un po’ più piccolo di 33 pollici e mezzo) sembri più corta una volta a tracolla, con conseguente riduzione dello stress della spalla e maggiore agilità nei fraseggi vicino al capotasto.
Per soddisfare poi i gusti e le abitudini di ogni bassista è stato dotato di due posizioni per l’aggancio della tracolla: una porta ad avere il manico “verso l’alto”, mentre con l’altra avremo il manico piuttosto orizzontale.

Una volta imbracciato e regolato iniziamo a giocarci un po’: notiamo subito la facilità con cui si raggiungono tutti i 24 tasti; la tastiera in wengè, piuttosto piatta ma che ben si sposa con il profilo del manico, dà definizione e rotondità ad ogni nota e si è guadagnata i complimenti del nostro fonico!

La versatilità sonora è garantita dai pickups Super Singol e dall’elettronica OBP2 della Aguilar; giocando con i potenziometri non facciamo fatica a trovare un suono vintage vicino alla timbrica dei Jazz Bass anni 60 e questo ci è piaciuto molto considerando che le sonorità più moderne comunque non mancano. Decidiamo di fare un po’ di slap, ed anche qua ci mettiamo poco ad ottenere la giusta configurazione: partendo dal flat con entrambi i pu aperti diamo un po’ di boost a bassi ed alti, e allo stesso modo suoniamo qualche fraseggio anche col plettro.

L’elettronica Aguilar è molto sincera e non perdona: come una bella ragazza va trattata con dolcezza, per non farla incattivire troppo!

Il Low B non si “perde” nemmeno aprendo le basse, a condizione di non esagerare.

In conclusione ci è piaciuto molto questo SimpleBass Fusion: leggerezza, ergonomia e versatilità sonora sono i suoi punti di forza.

Per contro in certi contesti si può sentire la mancanza della possibilità di intervento sulle medie, che su uno strumento così ben fatto lo renderebbe davvero completo.

Ogni strumento fatto a mano rispecchia un po’ l’anima di chi lo ha costruito, e Roberto ha messo davvero tanta sapienza e passione in questo Fusion 5g, basso che ha sicuramente catturato la nostra attenzione.


Video test


Scheda tecnica

  • Body: alder and hornbeam
  • Neck: Sandwich of figured maple and hornbeam
  • Fingerboard: Wengè
  • Tone circuit: Aguilar OPB2
  • Pickups: Aguilar Super Single
  • Machines: Schaller Ultralight
  • Bridge: Schaller Bassbridge 2000
  • Weight: 3,5 kg
  • Prezzo: euro 1850,00

www.simplebass.com

Scritto da Carlo Debortoli